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La cattiva ragazza dell'editoria

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La cattiva ragazza dell’editoria

 Cominciai, un po' per gioco e un po' per la necessità di dare un senso alla mia professione, che, seppur vantasse traguardi gratificanti, non mi avrebbe mai permesso di essere assunta da nessun giornale, e questo, non perché non ne avessi le capacità che tutti mi riconoscevano, ma solo perché in Italia funziona così: le brave ragazze vanno in Paradiso e le cattive ragazze, dove vogliono!  Ebbene sì, sono una “cattiva ragazza” e come tale, non avrei mai potuto chinare la testa davanti all’immobilismo di una società che nel lavoro indossa sempre i paraocchi sulle donne, non permettendo che queste, possano dimostrare appieno, la loro vera natura, a meno che non si gonfino di silicone e vestano alla Barbie. Così, ci si ritrova sempre circondate dalle cosiddette “brave ragazze” che pur di tenersi un posto farebbero carte false per lodare e imbrodare il capo di turno, con annessi e connessi, anche a discapito della loro dignità di donne. Sì, l’emancipazione c’è stata, ma ancora siamo lontani dal fruire di quel potere decisionale che rimane ad appannaggio degli uomini, siamo ancora le loro galoppine! O fai come dicono loro, o ti metti in proprio. Le cattive ragazze si mettono in proprio! Io l’ho fatto e seppur non sia facile tirare la baracca Damiano, ho certamente una visione chiara di dove voglio andare e non mi faccio pilotare da nessuno. Sono io a stabilire le regole, che magari il giorno dopo “infrango” perché ne servono di nuove. Non ho bisogno del permesso, né scritto, né verbale di nessuno. Se sbaglio, sono io a pagare, ma sicuramente non pagherò, se a sbagliare sarà qualcun altro!  Posso dire di no, senza timor di essere licenziata, o di non andare a genio a qualcuno, ciò che desidero fare è chiaro, impossibile essere fraintesa: voglio andare avanti e non rimanere al palo. Chi legge potrà pensare di me che sia un’arrogante e antipatica persona che ricuce a fatica i rapporti con l’altro sesso e naviga in brutte acque con la comunicazione, invece, sono circondata da amici che mi somigliano e grazie al cielo, sono sempre di più; posso dire di sentirmi una Barbie, anche alla mia età e senza l’apporto di trucchi o silicone, ed uso le mie celluline grigie, senza attendere che le faccia funzionare qualcun altro al mio posto. La parola è il mio nutrimento, la comunicazione, la mia vita! Mi vado bene così come sono e, se a qualcuno non va, è un problema che non mi riguarda. Non voglio piacere ad ogni costo, ma credetemi, proprio per questo, care “brave ragazze” piaccio di più, soprattutto a me stessa! Credo così tanto nel mio lavoro che chi non lo comprende, non può che rallentare il passo sul mio pensiero. Ho capito che è meglio mettersi in gioco, da sempre. Rischiare tutte quelle certezze che rendono apatici ai cambiamenti, è doveroso se vuoi disegnare il tuo successo nella vita. Penso sempre in grande, proprio perché un grande progetto lo puoi sempre ritoccare e ridimensionare, ma uno piccolo, al primo intoppo, va in pezzi. Sono una creativa della parola, e quante cose so fare, senza che nessuno me le insegni, e sapete perché? Perché ho dato spazio ai mie sogni di bambina e dietro di loro se ne sono aggiunti altri, in automatico. Imparare per me non è un problema, i miei insegnanti e padroni, sono i miei giorni fino a ieri, e poi saranno quelli di domani e dopodomani, perché ogni giorno mi insegna qualcosa in più… non si finisce mai di imparare ad essere delle cattive ragazze. La casa editrice, dopo Vignettopoli, rappresenta, grazie ad ogni singolo Autore che ha creduto in me, un luogo dove poter esprimere liberamente la propria creatività. E’ per chi ha voglia di provarci veramente, di dare un calcio agli stereotipi, di mettersi in gioco, senza nessun veto, con le proprie parole, l’importante è sapere chi c’è dietro a tutto questo: una persona che si diverte, che vi rispetta proprio perché siete unici, sempre e comunque, perché non somigliate e non volete somigliare a nessuno! I miei autori sono “speciali”, sia per le loro storie raccontate, per la loro vita così atipica, per il coraggio di investire su loro stessi senza chiedersi quanto dovranno pagare, quanto potranno piacere, e quanto venderanno… perché? Perché sono dei “cattivi ragazzi”… proprio come me!  

Nicoletta Damiano

Ultimo aggiornamento ( Domenica 21 Giugno 2009 09:32 )  
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